Paolo Longo Vaschetto"Opera"
Gregorio Bardini - Paolo Longo Vaschetto "Sezione Aurea"
Deep Listening
Primavera 2001
Le musiche del primo CD provengono dall'opera "Requiem Resurrexi", concepita da Paolo Longo Vaschetto tra il 1998 ed il 1999. E? un'opera ambiziosa, unica nel suo genere, di grandi proporzioni ed estremamente originale, caratterizzata da un alternarsi di parti classiche e parti più "sperimentali", dosata e dotata di grande equilibrio tra le sezioni strumentali e quelle cantate. La compassata eleganza dell'introduzione ("Le campane") si apre nel bel tema melodico di "Madre", un adagio eseguito al flauto da Gregorio Bardini e reso profondo dalle tastiere e dalle corde di Longo Vaschetto. Flauti e campionamenti orchestrali costituiscono lo scheletro di gran parte dell'opera, aprendo spazi e dilatazioni, chiudendosi in raccoglimento, disegnando sfondi suggestivi per il cantato del baritono Agostino Castagna, che recupera liriche del canto gregoriano. Man mano che l'ascolto procede, lentamente, il tono classico si stempera in atmosfere sempre più rarefatte, quasi notturne, che non disdegnano connubi con tradizioni folkloristiche e tocchi etnici di grande classe. Il lavoro è toccante, equilibrato, sfiorando la magia in più riprese, e testimonia della sapienza compositiva e strumentale di Bardini e Longo Vaschetto.
"Sezione Aurea" viaggia su coordinate diverse, essendo concepito come raccolta di ballate legate a tradizioni popolari. "Geticus", nel quale si mescolano fiati siciliani, percussioni nordafricane, supporti elettronici e la voce di Mirela Terente, introduce un mondo dal sapore antico, un mondo nel quale non esistono barriere culturali o diversità etniche. Questo clima si trova in tutto il CD, sorta di viaggio nelle infinite realtà locali della Terra: "Pluvio", per flauto e pianoforte, ha una solida base classicheggiante, quindi "Ganesha", per flauto andino e base elettronica, e "Sezione Aurea", per chitarra folk e fiati, trasportano in luoghi lontani, leggendari e scintillanti; "Settimo sigillo" trasuda ritualità dimenticate, mentre "Sogno d'Estate", con i suoi canti di grilli, con le melodie malinconiche, suona come un omaggio ai misteri della notte. L'ultimo brano, "Manoscritto trovato a Saragozza", per flauto ed electronics viaggia nelle pieghe dell'ignoto, suggerisce percorsi esoterici. Due dischi estremamente interessanti, certamente diversi dal solito.