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mercoledì 17 luglio 2002


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Gregorio Bardini con il suo flauto. Il musicista meranese ha inciso due dischi per l' etichetta Arx Collana
Bardini, un flautista meranese nella terra dei bardi
Due dischi tra folk celtico e contemporanea per il compositore che ama anche jazz e classica
UN PERSONAGGIO DA SCOPRIRE

di Daniele Barina

BOLZANO. Due dischi diversi tra loro, uno profondamente legato alla tradizione celtica e l'altro ispirato a più moderne atmosfere, sono il risultato della nuova incursione dell'etichetta milanese Arx Collana in terra atesina. Dopo aver prodotto e realizzato l'album del bolzanino Mauro Franceschi, la casa discografica pubblica ora due lavori di Gregorio Bardini, residente in area meranese, compositore e flautista traverso, capace di utilizzare anche percussioni e supporti elettronici, studi ai Conservatori di Mantova e Parma. In "Ballate arcadiche", il flautista s'è lasciato trasportare nella terra dei bardi da Davide Bortolai, voce, chitarra e buzuki, con l'aiuto ulteriore di Giuseppe Santini, diplomatosi in chitarra al Monteverdi di Bolzano ma ormai di stanza nel bergamasco, per una sorta di esegetica risalita alle fonti della musica da cui presero avvio la fortunata stagione del folk britannico e la carriera di qualche buon songwriter di casa nostra. Mentre nelle feste di paese al di là e al di qua della Manica impazzano le commistioni tra folklore e stili più recenti, l'approccio rigoroso del trio alla materia tradizionale non ne vanifica la natura allegra e sociale, aprendo bensì uno squarcio sentimentale e culturale più profondo, anche in virtù delle esaurienti note di copertina, utili a inquadrare storicamente ogni ballata e recanti i testi con traduzione a fronte. Dal Medioevo ai giorni nostri, dalla musica classica alla popolare, i ponti culturali sembrano spesso più solidi di quelli proposti dalla migliore ingegneria attuale, tali da fare apparire come verosimile persino la storia leggendaria del contest, la sfida musicale che qui si narra sia intercorsa tra il compositore toscano settecentesco Francesco Geminiani e l'ultimo grande bardo irlandese Turlough O'Carolan, risoltasi per la cronaca a favore di quest'ultimo.
Meno uniforme e a suo modo più bizzarro, risulta invece il lavoro solista di Bardini, intitolato "Arx" e composto sulle rive del Po in quel di Revere: aprendosi con una sorta di danza macabra a colpi di bodhran, con un'insistente dimostrazione filosofica recitata in latino e dedicata a Pico della Mirandola, il disco vira presto verso composizioni in stile contemporaneo, quasi dance nel caso di "Cerchio cabirico", oppure abbraccia suggestioni etniche di marca armena come accade ne "Il campo dei merli". Pur nel prevalere della strumentazione acustica su quella elettronica, nel trasparire della sua passione per Erik Satie e, forse, per Djivan Gasparyan, Bardini mescola le carte in modo da rapire sempre l'ascoltatore con originalità, evocando immagini e puntellandole, non pago, con gli aforismi caustici di Gomez Davila che accompagnano i titoli dei brani nel libretto.
Niente male, dunque, per uno che di mestiere suona come solista e in formazioni da camera, anche se la sua laurea in Filologia ugro-finnica e i corsi frequentati con Trovesi a Siena Jazz e con Mayr a Firenze per quanto concerne la musica ambientale, ne hanno fatto in un migrante a tutti gli effetti.




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